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Quanti attraversano ogni giorno frettolosi e indifferenti
le strade e le piazze del rione Sallustiano e di quelli adiacenti ignorano
forse di calpestare ad un livello superiore luoghi, nei quali si sono
trovate tracce della presenza sia di rozzi uomini della prima età
del ferro, che di raffinati reggitori dell'impero romano, da Nerone ad
Aureliano. I resti dei giardini imperiali, gli Horti Sallustiani, coprono
un'area, che va dall'attuale Largo S. Bernardo a Via XX Settembre, da
Via Piave a Piazza Fiume, da qui a Porta Pinciana e giù per Via
Veneto fino a Via S. Nicolò da Tolentino.
Dall'età romana e fino a qualche decennio prima del 1900 su questo
territorio non si costruisce mai e nella zona ci sono solo ville, vigne
e qualche rara e isolata abitazione rurale. Si deve arrivare al 1886 con
la lottizzazione Boncompagni-Ludovisi per avere un'occupazione edilizia
intensiva della zona. E' per questo motivo che, scavando il terreno per
le fondamenta degli edifici, compaiono solo resti di un passato assai
remoto, che va dagli insediamenti umani di un millennio avanti Cristo
alle rovine della Roma arcaica, repubblicana ed imperiale fino all'invasione
barbarica dei Goti del 410 d.C.
Agli inizi del 1600 si scava per costruire la Chiesa di S. Maria della
Vittoria. Viene improvvisamente alla luce una bellissima statua antica.
La scultura rappresenta un Ermafrodito dormiente. Restaurata dal Bernini,
è ora al Louvre. Sotto le scale di accesso alla chiesa nel 1887,
stretto dentro un'incavatura di blocchi di tufo, si scopre un deposito
di manufatti preistorici in terracotta. Sono degli ex voto del VII°
secolo a.C., ora all'Antiquarium Comunale. Sotto la chiesa c'era probabilmente
già in età remota un santuario primitivo, un luogo di culto
del gruppo di progenitori dei Romani, che abitava un remoto villaggio
sul Quirinale.
Nel 1907 nel tratto compreso tra la Chiesa di S. Susanna e quella di S.
Maria della Vittoria si ritrovano resti della cinta di mura serviane.
Uno sparuto nucleo di queste figura ancora oggi su un'aiuola di Largo
S. Susanna. Nel 1887 uno sterro sotto il Ministero dell'Agricoltura fa
comparire altri due tratti della stessa cinta. Uno dei due è lungo
undici metri e mezzo. In quell'anno sotto il ministero compaiono i resti
del porticato di Aureliano, descritto dal biografo dell'imperatore: la
Porticus Miliarensis, lunga 300 metri.
La Via XX Settembre ripete un antichissimo camminamento detto Alta Semita.
Il 22 maggio del 1879, durante alcuni scavi davanti al Ministero delle
Finanze (ora del Tesoro), emergono due gallerie di epoca romana perfettamente
conservate. Sono lunghe cinquanta metri e larghe più di due metri
e divise da pilastri con volte a crociera. Le pareti superiori sono in
pietra, più in basso in mattoni. Nei pressi si rinvengono parti
di tubazioni e si capisce che quelle gallerie erano ambienti di un'antica
piscina. Gli Horti Sallustiani dovevano essere ricchi di fontane e ninfei.
Sempre sotto la via XX Settembre nel 1883, all'altezza dell'ingresso del
Ministero, si scoprono i resti di una misteriosa fila di ambienti, ciascuno
di quattro metri e dieci per quattro. Sono in opera reticolata, una tecnica
edilizia che si usa soltanto tra il primo secolo avanti Cristo e quello
successivo. Nel 1872 si costruisce il Ministero delle Finanze voluto da
Quintino Sella, quando all'angolo tra via XX Settembre e Via Goito vengono
individuati i resti della Porta Collina, attraverso la quale - da almeno
quattro secoli prima di Cristo - chi proveniva dalla via Salaria nova
(ora Via Piave) superava la cinta delle mura serviane ed entrava in città.
Quei resti sono ancora sotto l'angolo nord-est dell'attuale Ministero
del Tesoro. In quello stesso luogo nel 1878 si incontrano dei pozzi simili
a quelli già trovati al Largo di S. Susanna, sotto la mostra dell'Acqua
Felice. Tutto il sottosuolo nell'area delle Terme di Diocleziano è
perforato da un labirinto di cunicoli alla ricerca di vene acquifere.
All'angolo tra via Piave e Via Belisario, (già Villa Bonaparte)
nel 1884 si scava per creare una nuova strada. A sei metri di profondità
i picconi urtano le pareti di una cella sepolcrale. E' la ricca tomba
dei Calpurni Pisoni, con le sue are e sarcofagi, ora al Museo Nazionale
Romano. Dai cippi sotterranei rinvenuti si scopre che tutto il percorso
di via Piave, tra via XX Settembre e piazza Fiume, copre una necropoli
signorile, abbandonata nel I° secolo. Per l'antichissima legge delle
Dodici Tavole le sepolture all'interno della città sono vietate,
ma, oltrepassata la porta Collina e quella Salaria, si è già
fuori città.
A Piazza Fiume nel 1871 si decide di demolire per motivi di viabilità
l'antica Porta Salaria. Nell'abbattere le due torri che fiancheggiano
la porta vengono fuori tombe che vi erano incorporate. Oggi queste tombe
figurano all'interno della città di Aureliano, ma all'epoca della
loro costruzione si trovavano fuori dalla precedente cinta muraria repubblicana.
Un'iscrizione ci dice che i resti, ora sistemati lungo il tratto di mura
aureliane diretto a Porta Pinciana, sono quelli della tomba di età
imperiale di Cornelia, figlia di L. Scipione, vissuta sotto Augusto. Nella
torre orientale della porta era la tomba in blocchi di tufo del I°
secolo a.C. e il monumento funebre del I° secolo dello sfortunato
poeta undicenne, Quinto Sulpicio Massimo, ritratto in una scultura, il
cui calco è sul posto.
Raggiungiamo Piazza Sallustio, dove a quattordici metri sotto l'attuale
livello stradale sono i resti di un grande edificio adrianeo, scavato
nel 1824 e recentemente restaurato: un ninfeo dei giardini imperiali,
costruito a ridosso di una collina su cui sorgevano altri ambienti, ora
in parte sede dell'Unione delle Camere di Commercio.
Su questa piazza sono avvenute importanti scoperte. Nel costruire una
casa, dove è oggi l'edificio distinto dal numero 1/a, ad una profondità
di ben diciassette metri sotto il livello stradale vengono alla luce:
una stanza con pareti rivestite di mosaici, una statua acefala in marmo,
un altare rotondo pure in marmo, frammenti di una scultura di Diana, un
piccolo tratto delle mura serviane, due mattoni bollati e altri resti
di edifici romani con muri traianei o adrianei, pavimenti a intarsio e
pareti a mosaico. Ma la scoperta più sensazionale della piazza
è quella del 1° giugno 1906. Si sta scavando per consolidare
l'edificio oggi distinto con il civico 24. Alla profondità di undici
metri ci si imbatte in un passaggio sotterraneo collegato con il Ninfeo.
All'interno, nell'oscurità appena rischiarata dalle torce si scorge
il biancore marmoreo di numerose sculture. Sono statue molto antiche,
forse prede belliche, che ornavano i giardini imperiali, finite quasi
sicuramente in quel tunnel per poterle salvare dal saccheggio dei barbari
di Alarico del 410 d.C. Bellissima quella di una Niobide scolpita nell'atto
di strapparsi la freccia dalla schiena. E'un originale greco, che risale
al quinto secolo avanti Cristo e si può ammirare al Museo Nazionale
Romano. Altre due statue di Niobidi trovate nello stesso luogo sono ora
al Museo Ny-Carlsberg di Copenaghen.
Entriamo su Via Sallustiana. E' il sito della vallata, che divideva ad
una profondità di oltre una quindicina di metri, il colle Quirinale
dal Pincio e si allungava fino all'attuale Piazza Barberini. In età
romana il lato della valle verso il Quirinale era sostenuto da massicci
muraglioni ad arcate e contrafforti appoggiati all'alta cinta delle mura
serviane, come risulta da numerose piante e disegni della zona a partire
dal Cinquecento.
In questa lunga depressione del terreno doveva trovarsi il Circo di Sallustio,
di cui parla lo storico Tito Livio. Nella zona si è trovato, frantumato
in due pezzi, un obelisco detto "della Luna" per le facce paffute
che reca scolpite. Doveva trovarsi probabilmente sulla spina del Circo,
ora svetta sotto la chiesa di Trinità dei Monti. La base dell'obelisco,
un enorme blocco di granito rosa, si trova ora nei giardini del Campidoglio.
All'angolo tra via Sallustiana e via Piemonte nel 1901 si incontrano i
resti di tre piccole stanze di abitazioni romane del III° secolo,
il cui pavimento è a diciassette metri sotto il livello stradale.
Nel 1884 nell'area ora occupata dalla Chiesa di S. Camillo si scava per
demolire un terrapieno. Emergono tre tombe della prima età del
ferro (X°- IX° secolo a.C.). Sono intatte, ad inumazione, distanti
due metri l'una dall'altra. Dei tre scheletri uno è in terra, ma
forse in origine era in un sarcofago di legno. Gli altri due, femminili,
sono all'interno di sarcofagi in terracotta che imitano un tronco di quercia
coperto, come quelli usati nella stessa epoca nel Foro Romano. Tra il
corredo, ora all'Antiquarium Comunale del Celio, un'anfora dipinta in
rosso contenente forse una sostanza balsamica.
All'angolo
tra Via Salandra e Via Carducci i resti della cinta delle mura in blocchi
di tufo di Grotta Oscura, dette serviane, ma in realtà di epoca
repubblicana (IV° secolo a.C.). In Via Salandra invece nel 1907 viene
alla luce un tratto di mura di maggiori dimensioni. Sono in blocchi squadrati
di cappellaccio, un tufo locale di un'epoca (VI° secolo a.C.), che
precede la conquista dell'etrusca Grotta Oscura. Sono proprio dell'epoca
dei Re di Roma, come recita la didascalia.
Se percorriamo l'attuale Via Flavia, all'incrocio con Via Aureliana ci
troviamo sopra ai resti delle piccole terme della villa di Sallustio,
scoperti nel 1885. Quando arriviamo all'angolo con Via Servio Tullio siamo
invece sulle fondamenta di un tempio, quello della Fortuna, citato dallo
storico Cassio Dione. Nella zona di Porta Collina le fonti letterarie
segnalano ben tre templi di questa divinità. Le fondamenta di quello
sotto via Servio Tullio sono robustissime, grosse più di due metri
e profonde dodici. Le scoprono il 16 luglio del 1873. Quando nel 1882
gli archeologi vogliono vedere cosa c'è sotto il basamento del
tempio, devono lavorare due mesi e usare la dinamite. Ma l'obiettivo è
quasi del tutto irrealizzabile. Sotto il tempio c'è un profondissimo
ambiente, di cui sono visibili solo le pareti, alcune in opera reticolata,
e la volta a botte. Le massicce fondamenta del tempio, costruito in epoca
successiva, lo avvolgono e lo chiudono da ogni altra parte. Rimarrà
per sempre inaccessibile.
Tra Via Quintino Sella e Via Boncompagni, ad una profondità di
quattro-cinque metri dal livello stradale, corre, parallelamente a via
Boncompagni, un tratto di muro in opera mista, tipica dell'età
adrianea (117-138 d.C.). Accanto è stato trovato un arco di scarico
in mattoni. Dallo stesso luogo, nel 1888, a due metri di profondità,
vengono fuori tre fregi marmorei del tempo di Traiano (97-117 d.C.), una
piccola statua femminile senza testa e alcuni frammenti di una statua
colossale. Sempre qui nel 1902, durante i lavori per la costruzione di
un nuovo villino del principe Boncompagni-Ludovisi, si incontrano diversi
ruderi di età imperiale.
Dall'area sallustiana proviene una gran quantità di sculture romane,
autentici capolavori conservati in musei italiani e stranieri. Molte di
esse nell'antichità dovevano trovarsi nel grande tempio di Venere
Erycina, che le fonti letterarie collocano nei pressi della Porta Collina
e gli archeologi, sulla base di testimonianze cinquecentesche, localizzano
più precisamente tra Via Sicilia e Via Lucania, dov'è ora
il tempio cristiano di S. Maria Francesco Cabrini. In questo luogo nel
1904, a due metri sotto il livello stradale, era apparso un antico pavimento
di piccole lastre bianche e gialle, di marmo serpentino verde e di porfido
rosso, disposte in modo da formare fasce, triangoli, volute e meandri.
Il famoso "Trono Ludovisi", originale greco dei primi anni del
V° secolo a.C., viene trovato nel 1897 tra le vie Boncompagni, Piemonte
e Abruzzi a circa 300 metri dal luogo dell'antico tempio. La celebre scultura
è ora conservata al Museo Romano di Palazzo Altemps. Un secondo
Trono di Venere, ora nel Museo di Boston, è scoperto ad appena
150 metri dal luogo di ritrovamento dell'altro. Dal tempio di Venere
Erycina proviene forse anche la colossale testa arcaica, creduta da
alcuni proprio quella della Venere portata a Roma da Erice nel 201 a.C.,
anch'essa ora al Museo di Palazzo Altemps.
Sempre nell'area sallustiana è stato trovato il gruppo del "Galata
che si sopprime dopo aver ucciso la moglie", assegnato originariamente
anch'esso al tempio di Venere Erycina ed ora al Palazzo Altemps. Altre
sculture rinvenute in quest'area, un Sileno con Dioniso e due coppie di
statue in basalto e granito, si trovano rispettivamente al Louvre ed al
Museo Egizio Vaticano.
E' un piovoso novembre del terzo millennio. Ieri in via Flavia operai
dell'ACEA hanno scavato la strada per deporre cavi dell'alta tensione.
Stamattina due giovani inviati della Sovrintendenza Archeologica fotografano,
misurano, prendono appunti: sotto il manto stradale è apparso un
blocco di travertino di età romana.
Domenico Augenti
Bibliografia: M. Santangelo, Il Quirinale nell'antichità classica,
1941;
F.Coarelli, Guida Archeologica di Roma, 1974;
G. Cipriani, Horti Sallustiani, I.N.A,1983;
Assessorato Antichità, Belle Arti, Cultura, Guide Rionali di Roma
- Sallustiano, 1978.
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